“Uscirono tutti dalle loro case, quella sera, a guardare il cielo. […] C’era
la Terra lassù, col suo conflitto imminente e centinaia di madri, nonne,
padri, fratelli, zie, cugini. E qui c’erano costoro che, in piedi sulle
verande, cercavano di credere nell’esistenza della Terra come un tempo s’erano
sforzati di credere all’esistenza di Marte; era lo stesso problema a rovescio.
[…]
Alle nove la Terra parve esplodere, incendiarsi, ardere furiosamente.
Le persone sulle verande levarono le mani in alto, come per spegnere
quell’incendio.”
“‘Tutti a Guardare’, Cronache Marziane, Ray Bradbury, 1950”

“Tutti a guardare” (fiction)

L’ambasciatore dell’Unione Miroslav Perez, detto “George”, fissava il cielo stellato dalla sua stanza d’albergo a Venezia.

Pensava al giorno dopo: avrebbe dovuto affrontare un lungo viaggio. Il più lungo mai fatto da persona umana. E l’avrebbe fatto assieme a pochi altri uomini; scelti dalle due fazioni in guerra perenne affronteranno assieme un viaggio fino ai confini del Sistema Solare durante il quale condurranno una conferenza di pace.

Certo, non sarebbe partito l’indomani, per essere precisi. Domani prenderà un treno che lo porterà all’astroporto di Lione. Da là prenderà un aereo suborbitale che lo accompagnerà su una base civile. Da là, tramite una navetta, si porterà nel punto lagrangiano fra Terra e Luna dov’è in attesa la più avanzata nave mai costruita dall’uomo.

Aveva appena rivisto un olofilm basato su uno dei romanzi di fantascienza che costituivano materia di studio all’accademia di Scienze Diplomatiche. E, per chi l’ha letto, è facile capire perché: nei primi racconti quello che avrebbe potuto essere un “primo incontro” con una razza aliena era stato rovinosamente distrutto dall’ignoranza di entrambe le parti. “Cronache Marziane” rappresentava ancora una lettura profonda anche dopo tre secoli.

George era sveglio non per il nervosismo dovuto alla missione che l’attendeva. Riusciva a mantenersi calmo anche in situazioni di stress, per quello era stato scelto per quella missione, anche se solo come secondo ambasciatore. Nonostante fosse abituato a dormire poco, si era svegliato di soprassalto ricordando l’inizio di uno dei racconti di quel libro. Quello in cui tutti, su Marte, uscirono a guardare il cielo, perché la Terra stava bruciando.

George non era una persona religiosa né tanto meno superstiziosa quindi, dopo essersi reso conto dello scherzo che l’inconscio gli aveva fatto, sorrise e si mise a guardare le stelle. Il suo rango gli aveva per fortuna permesso di alloggiare in uno dei luoghi ancora sopra il livello del mare là a Venezia, ormai sepolta sotto l’acqua nonostante una cupola ne protegga le opere d’arte e l’abbia di fatto trasformata in un enorme museo sottomarino e residence di superlusso.

Rivelerò più in là altro sull’Ambasciatore Perez e sul suo viaggio…

Un commento

  • akmeno scrive:

    Mi piace moltissimo!
    Soddisfacente (come direbbe Nero Wolfe)
    Art

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